Le reti possono ridurre le perdite d’acqua anche prima dell’irrigazione

Nelle prove estive, le reti termoriflettenti hanno ridotto del 40-50% le perdite d’acqua per evaporazione. I risultati mostrano inoltre che un maggiore ombreggiamento, da solo, non garantisce un risparmio idrico più elevato. Conta anche la capacità del materiale di riflettere il calore, lasciando passare una quantità di luce sufficiente per lo sviluppo delle piante.

Con il ripetersi sempre più frequente di siccità e ondate di calore, gli agricoltori cercano modi per utilizzare l’acqua disponibile in modo più efficiente. Una possibile soluzione consiste nell’intervenire sul microclima delle colture: una rete protettiva limita il riscaldamento e rallenta l’evaporazione, lasciando passare la luce necessaria alle piante.

Arrigoni ha testato 25 materiali diversi nell’ambito di otto prove in campo condotte nell’arco di tre anni. Per calcolare l’evapotraspirazione di riferimento (ETo) è stata applicata una metodologia basata sulle indicazioni della FAO e sulla formula di Penman-Monteith. Nelle prove estive, con temperature massime superiori a 31 °C, sotto le reti PRISMA® e ROBUXTA® le perdite d’acqua per evaporazione sono risultate inferiori del 40-50% rispetto a quelle registrate su una superficie non coperta.

Il confronto tra diversi livelli di ombreggiamento ha evidenziato un dato interessante. Le versioni LDF delle reti, con un ombreggiamento del 30%, hanno ridotto le perdite d’acqua del 40%. La versione MDF, con un ombreggiamento del 49%, le ha ridotte del 46%. La copertura totale, che impedisce alla luce di raggiungere le colture, ha ridotto le perdite del 75%. Questo risultato mostra però perché il massimo livello di ombreggiamento non sia necessariamente la scelta migliore: le piante hanno bisogno di luce per crescere.

«La percentuale di ombreggiamento, da sola, non spiega il risparmio idrico. È importante anche la quantità di calore che la rete riesce a riflettere», spiegano gli agronomi che hanno partecipato alle prove. Il vantaggio delle reti termoriflettenti è che possono limitare il riscaldamento e l’evaporazione, lasciando al tempo stesso passare luce sufficiente per le colture.

La superficie bianca di queste reti riflette una parte della radiazione solare che contribuisce al riscaldamento. La capacità di diffondere la luce può attenuare le zone di surriscaldamento e favorire condizioni più uniformi all’interno della coltura o in serra. Il modello ROBUXTA® presenta una struttura rinforzata, che offre una maggiore resistenza meccanica mantenendo le proprietà termoriflettenti.

Questi risultati vanno interpretati nel loro contesto: le prove mostrano una riduzione delle perdite d’acqua per evaporazione sotto le reti, non una diminuzione della stessa entità nel consumo idrico complessivo dell’azienda agricola. Il fabbisogno effettivo d’acqua dipende anche dalla coltura, dal suolo, dalla fase di sviluppo delle piante, dalle condizioni meteorologiche e dal sistema di irrigazione utilizzato. Le prove indicano tuttavia che la gestione dell’acqua può iniziare prima ancora dell’attivazione dell’impianto irriguo, scegliendo materiali in grado di influire sul microclima delle colture.

Questa ricerca si affianca ai risultati di una prova indipendente condotta in Francia dall’ACSE nel 2023. I risultati saranno presentati alla fiera EIMA International di Bologna, dal 10 al 14 novembre. Il messaggio principale è che proteggere le colture dall’irraggiamento solare non significa necessariamente privarle della luce: una rete scelta in base alle esigenze della coltura può contribuire a ridurre l’evaporazione, mantenendo condizioni favorevoli alla crescita.

 

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