Nel cuore della Francia si estende il Massiccio Centrale, un territorio grande quasi quanto l’Austria o il Portogallo, dove l’agricoltura non rappresenta soltanto un’attività economica. Essa determina la vita delle comunità locali, modella il paesaggio e condiziona il futuro di numerosi villaggi. Su una superficie di circa 85.000 chilometri quadrati, distribuita tra quattro regioni amministrative e 22 dipartimenti, vivono quasi 3,8 milioni di persone. La maggior parte del territorio è classificata tra le aree soggette a vincoli naturali o specifici.
Ben il 98,5 per cento del Massiccio Centrale appartiene a zone svantaggiate o caratterizzate da particolari limitazioni naturali. Le aree montane rappresentano il 62 per cento del territorio, mentre le pianure ne occupano appena l’1,5 per cento. Proprio in queste condizioni difficili gli agricoltori francesi hanno sviluppato uno dei sistemi di allevamento estensivo basati sul pascolo più caratteristici d’Europa.
Oggi circa 75.000 agricoltori lavorano in quasi 57.000 aziende, che utilizzano complessivamente 4,1 milioni di ettari. La superficie media aziendale è di 72 ettari, ma questo dato non significa che nella regione prevalga un’agricoltura industriale. Al contrario, l’86 per cento del lavoro agricolo è svolto dai componenti della famiglia e la maggior parte delle aziende resta costituita da piccole e medie imprese familiari.

Da 221.000 a 57.000 aziende agricole
Dietro questi numeri impressionanti si nasconde però un processo ben conosciuto in quasi tutta Europa. Nel 1970 il Massiccio Centrale contava più di 221.000 aziende agricole. Dieci anni dopo ne rimanevano circa 175.000, mentre nel 1988 erano poco più di 140.000. Nel 2020 il loro numero era sceso a circa 57.000.
In mezzo secolo sono scomparse quasi tre aziende agricole su quattro.
Nonostante questo, l’agricoltura rimane il principale datore di lavoro in molte parti della regione. Essa garantisce l’equivalente di circa 81.000 posti di lavoro a tempo pieno. In alcuni territori, più del 30 per cento dell’occupazione complessiva è direttamente collegata all’agricoltura. La maggior parte del lavoro è svolta dagli stessi agricoltori e dai coadiuvanti, mentre il numero dei dipendenti permanenti esterni alla famiglia rimane relativamente limitato.
Questi dati dimostrano quanto l’agricoltura sia importante per mantenere vive le campagne. Quando un’azienda chiude, non scompare soltanto un’unità produttiva. Diminuisce la popolazione, si indeboliscono i servizi locali, chiudono scuole e negozi e i terreni restano progressivamente senza persone in grado di coltivarli e mantenerli.
L’erba è la risorsa più importante
La principale ricchezza del Massiccio Centrale non è rappresentata dai terreni più fertili, ma dall’erba. Prati e pascoli permanenti coprono circa l’81 per cento della superficie agricola della regione, pari a quasi un terzo di tutte le superfici erbose della Francia. Complessivamente, l’84 per cento dei terreni agricoli utilizzati è direttamente destinato all’allevamento.
Il carico medio è di circa 1,12 unità di bestiame adulto per ettaro, un dato che indica la prevalenza di sistemi estensivi. Gli animali trascorrono gran parte dell’anno al pascolo e l’alimentazione si basa soprattutto sui foraggi prodotti localmente. I sistemi fondati sui prati utilizzano pochi mezzi chimici e non richiedono quasi alcun trattamento fitosanitario.
Invece di considerare queste superfici come terreni da arare e trasformare in seminativi, i francesi le trattano come una risorsa produttiva, ambientale e culturale. I pascoli alimentano gli animali, trattengono l’acqua, limitano l’erosione, proteggono la biodiversità e immagazzinano carbonio.
Secondo il SIDAM, i prati del Massiccio Centrale assorbono ogni anno più di due milioni di tonnellate di carbonio. Per questo motivo vengono considerati una parte importante della risposta dell’agricoltura ai cambiamenti climatici.
Tutti questi benefici ambientali, tuttavia, non proteggono gli allevatori dalle difficoltà economiche.

Il principale bacino francese della linea vacca-vitello
L’allevamento bovino è di gran lunga l’attività agricola più importante del Massiccio Centrale. Nella regione si trovano circa 1,4 milioni di vacche nutrici e quasi 22.500 aziende specializzate nella produzione di carne bovina o nell’allevamento bovino misto.
Da questo territorio provengono quattro razze diventate famose ben oltre i confini francesi: Charolaise, Limousine, Aubrac e Salers. La loro importanza non si limita alla produzione di carne. Queste razze rappresentano il risultato di una lunga selezione basata sull’allevamento al pascolo, sull’adattamento ai terreni difficili e sulla capacità di valorizzare superfici poco adatte alla produzione di colture arabili.
Il Massiccio Centrale è il principale bacino francese per l’allevamento della vacca nutrice. Questa produzione contribuisce inoltre a mantenere la Francia in una posizione dominante nel commercio europeo dei bovini vivi.
Il valore aggiunto non viene costruito esclusivamente attraverso la vendita degli animali. Un ruolo importante è svolto dalle denominazioni di origine protetta, dalle indicazioni geografiche, dalle filiere locali e dai marchi ufficiali di qualità. In diversi territori, le carni bovine e di vitello vengono commercializzate con denominazioni protette che collegano in un unico prodotto il pascolo, la razza, il metodo di allevamento e il territorio.
Due miliardi di litri di latte trasformati in formaggio
L’allevamento da latte coinvolge un numero inferiore di aziende, ma riveste un’enorme importanza per l’industria di trasformazione e per il mercato. Nella regione vengono allevate circa 386.000 vacche da latte, pari a quasi un quinto dell’intero patrimonio lattiero francese. Circa 5.500 aziende producono ogni anno quasi due miliardi di litri di latte.
L’elemento decisivo, tuttavia, non è rappresentato soltanto dai volumi. Gran parte del latte viene trasformata in formaggi conosciuti in tutto il mondo, come Saint-Nectaire, Fourme d’Ambert, Cantal e Bleu d’Auvergne.
È proprio qui che si vede più chiaramente la logica dell’agricoltura francese. Il latte prodotto nelle difficili condizioni delle zone montane non cerca di competere esclusivamente attraverso il prezzo più basso della materia prima. La trasformazione, l’origine, la tradizione e le denominazioni protette permettono di ottenere un prodotto con un valore aggiunto molto più elevato.
Agricoltori, caseifici, gastronomia locale e turismo diventano così parti della stessa catena economica.

Dal Roquefort alle razze ovine locali
Il Massiccio Centrale è anche una delle più importanti aree francesi per l’allevamento ovino. Nella regione si contano circa 700.000 pecore da latte e quasi un milione di pecore nutrici. Si tratta complessivamente di circa un quarto del patrimonio ovino nazionale.
La produzione di latte ovino è concentrata soprattutto nella zona della denominazione protetta Roquefort, il più conosciuto formaggio francese prodotto con latte di pecora. Gli agnelli destinati alla produzione di carne provengono prevalentemente da razze locali, ben adattate ai pascoli, all’altitudine e alle condizioni climatiche del territorio.
Anche l’allevamento caprino occupa un posto importante, con circa 174.000 capi. Quasi un quarto delle aziende caprine francesi si trova nell’area più ampia del Massiccio Centrale. Anche in questo caso, la produzione primaria è strettamente collegata alla trasformazione. Formaggi come il Rocamadour e il Picodon sono diventati simboli riconoscibili dei rispettivi territori.
I pascoli creano valore, ma gli allevatori continuano a guadagnare poco
Il principale paradosso del Massiccio Centrale è la differenza tra il valore che l’agricoltura crea per la società e il reddito che rimane effettivamente ai produttori.
Gli allevatori mantengono i pascoli e impediscono che vengano invasi dalla vegetazione arbustiva. Conservano i paesaggi aperti, favoriscono la ritenzione dell’acqua, riducono l’erosione del suolo e mantengono vive pratiche tradizionali come la pastorizia e la transumanza. Il loro lavoro contribuisce inoltre alla tutela del patrimonio gastronomico, architettonico e culturale della regione.
Nonostante tutti questi servizi, nel 2021 il reddito medio aziendale prima delle imposte era di appena 32.000 euro, ossia il 44 per cento in meno rispetto alla media nazionale francese.
È la dimostrazione che le denominazioni protette, le razze rinomate e un grande patrimonio zootecnico non bastano da soli a garantire la redditività delle aziende. Senza filiere ben organizzate, capacità di trasformazione, prezzi stabili e una distribuzione più equa del valore aggiunto, la maggior parte del lavoro e del rischio economico continua a gravare sull’agricoltore.

Per questo motivo la regione dedica sempre maggiore attenzione alla valorizzazione economica dei prati, all’adattamento ai cambiamenti climatici e a una migliore collaborazione tra produttori e trasformatori. Progetti come AEOLE cercano di stabilire in quale modo le diverse tipologie di prato possano essere utilizzate in maniera più efficiente, sia a livello aziendale sia lungo l’intera filiera produttiva.
Il Massiccio Centrale, dunque, non è soltanto una storia di bovini francesi e formaggi famosi. È un esempio di come un territorio caratterizzato da difficili condizioni naturali possa costruire una forte identità agricola. Allo stesso tempo dimostra che per conservare le aziende familiari non basta la tradizione. Sono necessarie trasformazione, cooperazione, origine protetta e un mercato capace di riconoscere non soltanto ciò che l’agricoltore produce, ma anche tutto ciò che il suo lavoro contribuisce a preservare.





