L’estate nelle regioni montane non è più quella di una volta. Le ondate di calore iniziano prima, le piogge sono sempre più rare, e le sorgenti che un tempo erano inesauribili oggi si prosciugano già a giugno. Per molti allevatori, garantire acqua potabile sufficiente al bestiame è diventata una questione di sopravvivenza.
Nelle zone alpine e in alta quota, dove manca l’infrastruttura, gli allevatori si affidano spesso a sorgenti naturali, ruscelli o fontane stagionali. Quando queste si prosciugano, la salute degli animali, la produttività e la sopravvivenza delle aziende agricole sono messe in pericolo.
“Ho 40 pecore e 5 mucche. Ogni animale beve fino a 50 litri al giorno quando fa caldo. Sono più di 2000 litri al giorno – e non abbiamo più né pozzo né ruscello”, dice Miloš vicino a Priboj.
🔧 Le soluzioni esistono – ma non sono semplici
Sempre più allevatori ricorrono a cisterne, abbeveratoi mobili, raccoglitori di pioggia o investono in pompe solari e serbatoi. Il problema è che queste soluzioni richiedono investimenti – e la maggior parte delle aziende agricole non ha risorse sufficienti, soprattutto in una stagione difficile.
Per questo è necessaria l’assistenza dello Stato e delle comunità locali, attraverso:
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interventi d’emergenza in caso di siccità estrema
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sussidi per sistemi di raccolta e conservazione dell’acqua
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incentivi per soluzioni innovative di approvvigionamento idrico
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migliore gestione delle sorgenti comuni sui pascoli montani
🌿 La sostenibilità inizia da una goccia d’acqua
Il problema non è solo tecnico, ma anche ecologico e sociale. Le fattorie di montagna preservano paesaggi, biodiversità e identità culturale delle Alpi. Senza acqua, scompare il bestiame – e con esso anche le persone.
Ogni goccia conta. Non solo per le mucche, ma per la sopravvivenza dell’intera montagna.





